Protesto
Viviamo in una cloaca a cielo aperto, immersi per 365 giorni all’anno nei miasmi provenienti da un maialificio posto a 30 metri dalla mia cucina.
E’ un inferno, l’odore ci accompagna anche quando ci allontaniamo dall’azienda perché rimane impregnato nei vestiti.
Protesto
per l’indifferenza totale degli organi competenti che, limitandosi ad una apparente legalità di tale impianto posto a pochi metri dal mio cortile, non si chiede come possa esistere una immensa fossa per la raccolta dei liquami a non più di trenta metri dal mio pozzo dell’acqua potabile e a quaranta da quello di mio padre.
Protesto
per l’indifferenza al disagio, mio e dei miei famigliari, nell’essere costretti a respirare odori che contengono microparticelle, batteri e chissà cosa di altro. Ci chiediamo quali rischi sanitari si corre inalando tali esalazioni. A tal proposito rammento che lo starnuto è principale propagatore di tante forme batteriche, talune anche pericolose. Considerato anche il concerto di colpi di tosse che si sentono nella notte provenire dal mailificio sono più che convinto che nell’odore si accompagnino possibili rischi sanitari (zoonosi, visto che il maiale è molto vicino all‘uomo come malattie ed addirittura come somiglianza in certi organi interni).
Protesto
in difesa dei miei figli che, con sacrifici e rinunce, ho fatto crescere in campagna sicuro del fatto di assicurare loro una vita più sana e tranquilla rispetto una metropoli. Questa non è la campagna! E’ una forma di allevamento intensivo, molto discutibile, responsabile dell’appiattimento ed impoverimento delle nostre cascine tipiche un tempo vere espressioni di cultura contadina. Non mi piacciono gli allevamenti intensivi ma riconosco che taluni sono fatti a regola d’arte e la loro presenza non pesa nell’ambiente. Ma in questo caso non è così.
Protesto
per le innumerevoli pressioni sanitarie, monitoraggi vari, cui è sottoposto il mio allevamento, naturale e all’aperto, di oche. Allevamento in pieno rispetto del benessere animale, quello vero, perché pone l’animale nel suo ambiente naturale, non in un lager dove per 24 ore al giorno respira i suoi miasmi e gioca con i copertoni vecchi delle auto messi a proposito nei box per evitare che i poveri animali, rimbambiti dalle costrizioni, si azzuffino a morte.
Ma tutto questo sembra non contare nulla, infatti, nel territorio di Savigliano questi allevamenti intensivi godono di una immunità totale, infatti, non esistendo un regolamento di polizia rurale ( più volte richiesto per iscritto al Sindaco ma senza risposta alcuna) non vi è una precisa regolamentazione in merito ad spandimenti liquami che ne regoli modalità ed orari. Ed ecco che tale gestione è lasciata al buon senso dell’interessato che purtroppo in questo caso non esiste, anzi, c’è un accanimento atto a dimostrare, con superbia ed arroganza, un potere assoluto di fare e disfare.
Protesto
per il danno economico che deriva da questa assurda situazione che limita ed azzera tutti i miei sforzi ed investimenti che volevano sviluppare la mia azienda verso una agricoltura sostenibile, un bad and brekfast, un piccolo macello per le oche, un salumificio aziendale e una fattoria didattica. Tutto questo è impossibile perché l’odore opprimente non solo fa scappare le persone ma danneggerebbe tutti i salumi in stagionatura.
Mi scuso per le NON VOLUTE GENERALIZZAZIONI verso tanti bravi allevatori che per evitare tali disagi con il vicinato hanno investito e capitali e buonsenso per lo stoccaggio e la lavorazione dei liquami e purtroppo per colpa dei soliti “furbi”passano in cattiva luce. Esempio lampante sono gli allevatori l comune di Vottignasco che, grazie anche ad un regolamento scritto opera del Sindaco e della giunta, sono riusciti a migliorare notevolmente la qualità dell’aria che si respira.
Questo insegna che se si vuole si può fare…
Protesto e non mollo perché la libertà altrui finisce dove inizia la mia.
Luca Ripellino detto,
luglio 7, 2008 @ 3:24 pm
Dico la mia! Parli di agricoltura intensiva e allevamento-lager in cui i porci (poveretti) giocano coi copertoni usati di automobili, appunto per eviatre che si massacrino fra loro: non so, ma da quel che dici, credo si tratti di un’azienda in soccida, ovvero di un’industria che si è comprata tutto (cascina, strutture, terreni, porci) e tiene lì l’agricoltore solo a controllare che tutto sia ok e ad azionare la catena di montaggio (cioè i sistemi di abbeveramento, alimentazione, raschiatore, ecc…). E sapessi quanto è difficile trovare una Giunta disposta ad andare contro gli interessi di questi signori che solo sis entono al telefono ma mai si vedono, per di più se a favore di un singolo cittadino: quello che paghi le tasse e non rompa i maroni… Questa è la legge, questa la politica ambientale, questo il “rapporto di buon vicinato” che vuole la nostra società, finta, oppressa e malata! Vicino al lago Maggiore, so per certo di un agricoltore che se avesse voluto costruire una stalla (di qualunque indirizzo zootecnico), avrebbe dovuto costruirla ad almeno 10 metri da un’abitazione; invece voleva “semplicemente” costruire un laboratorio di trasformazione della frutta da lui coltivata (succhi, confetture, marmellate, composte, ecc), e così, PER LA TUTELA DEI VICINI, gli hanno imposto di costruirlo a 30 metri dall’abiatzione!!! Non prendertela: siamo in Italia, qualcosa vorrà pur dire….